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xister newsletter > Anno 2 > numero.3 > marzo 2008 |
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VOICEOVER: zona d’ascolto
Intervista a Luca Ricolfi, Docente di Metodologia della ricerca psicosociale all'Università di Torino.
Un gioco sociale più o meno gradevole, o anche qualcosa di simile al punto-giochi dell’Ikea. La politica in Rete è un animale strano. Che attrae, ma sembra quasi prendere per i fondelli. Una sorta di illusione consapevole. Così almeno ce ne parla Luca Ricolfi, docente di Metodologia della ricerca psicosociale all’Università di Torino e autore di molti volumi sulla politica italiana.
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Conversazioni politiche nel web |
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Il web come uno spazio diretto, democratico, accessibile, capillare dove quel senso di estraneità e di lontananza civile e politica che si percepiscono guardando TV o leggendo un quotidiano sono del tutto estranei.
xister questo mese ha approfondito lo sviluppo orizzontale del web in politica, parlandone anche con Luca Ricolfi.
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Yes we web |
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I candidati democratici ormai si scontrano a suon di colpi bassi. I loro sostenitori invece si adoperano per dargli un supporto spontaneo. E soprattutto virale. Come quello che ha ricevuto Obama da Obey Giant: il precursore della guerrilla ha scelto per chi tenere alle presidenziali americane e ha realizzato una gigantografia del senatore nero che è già sold out. A sostegno di Obama anche un video dei Black Eyed Peas su Youtube. Un coro di volti noti ad intonare “Yes we can” che ha riscosso più successo del bacio tra Breatney Spears e Madonna: oltre 5 milioni di visualizzazioni!
Barack Obama visto da ObeyGiant
Black Eyed Peas su youtube |
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Astensionismo creativo |
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Le campagne elettorali innescano altre campagne collettive. Come quella lanciata da “un piccolo manipolo di operatori della comunicazione”.
Così si definiscono gli autori di Rifiutiamoli.it, una campagna di comunicazione che dà il via a forme di rifiuto e dissenso simbolico verso questa classe politica.
L’invito è a boicottare chi ci ha governato per anni senza risultati. Come? Attraverso il talento creativo. Con azioni di guerrilla comunicativa, per le strade e su internet, utilizzando mezzi non convenzionali per creare notiziabilità e portare la campagna sui mass media. Un movimento non violento e creativo, divertente ma determinato si definiscono. E chissà che almeno la prima pietra non sia scagliata.
Il sito di rifiutiamoli.it
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Partecipazione 2.0? |
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Esiste una compatibilità tra il web e la Politica?
Forse. Ma se esiste non è facile da trovare.
Il web è un luogo di comunicazione, di creazione spontanea di idee, di elaborazione collettiva, spesso non finalizzata ad uno scopo, disgregante e dissacrante, istantaneo.
La Politica, quella con la P maiuscola, quella di cui si dice male nei bar quando piove, è uno strumento articolato di comunicazione, di organizzazione sintetica del consenso intorno a grandi idee o temi, spesso con cadenza temporale di medio-lungo termine.
Immaginatevi allora il vecchio modello Partito, con la sua organizzazione territoriale, dove si comunicava ad una base di attivisti, comunicatori a loro volta, un’idea, un’opinione o forse un’ideologia. E sulla base proprio della capacità di comunicarla, di raccontarla veniva selezionato il gruppo dirigente.
Od anche il nuovo modello, il cartello elettorale di influenza lobbista, che utilizza strumenti mediatici, la televisione in primo luogo, con la disinvoltura di un brand di successo, per raccogliere consensi, creare senso d’appartenenza, convergenza ed una falsa sensazione di identità di interessi.
Cosa hanno in comune con una galassia frammentata di blog, dove ognuno dice la sua utilizzando assenso e dissenso ad un tema più in modo distintivo, cioè per emergere dal rumore di fondo, che oggettivo? Una rete fatta di nodi tra loro troppo simili per creare reali differenze. Opinioni.
Eppure ci sono fenomeni, come quello italiano del blog di Beppe Grillo ed i suoi v-day che segnano un passaggio epocale, che irrompono sulla scena dando il senso che con il web anche la politica deve prima o poi fare i conti.
Ma Grillo ed i Grillini, pur esprimendo forte un’opinione politica, con la Politica non scendono a patti, non trovano una mediazione, se ne distinguono e si “chiamano fuori”.
Perché la rete sembra chiedere trasparenza e verità. Perché la rete non perdona la pur minima incoerenza. E la controlla localmente ed a breve termine.
E’ giunto allora il momento di domandarsi non "come e se la rete possa influenzare la Politica",
ma "quale sia la Politica adatta alle persone che vivono in rete". E quali le Istituzioni.
Non è una domanda a cui noi possiamo dare una risposta.
Sospendiamo il giudizio e stiamo a guardare!
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