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Burning Man and gift economy: tra filosofia, economia e community
Massimo Burgio, Xister's Doc by the Bay - 9 Ottobre 2006
Cirque du desert
Sono un "veteran burner" e ne vado particolarmente orgoglioso. Chi mi frequenta, sia a livello personale
che professionale, conosce la mia dedizione e passione per il Burning Man, il festival di Fire Art che si
tiene tutti gli anni a fine agosto/primi di settembre nel Black Rock Desert, Nevada, oggi giunto alla sua
ventiduesima edizione. Io sono andato in esplorazione dell'evento per la prima volta nel 2003, anche se
ne avevo sentito parlare già da qualche anno. Ero appena arrivato a San Francisco, vera homeland del
Burning Man project, che si è spostato nel deserto del Nevada circa 10 anni fa, dopo aver raggiunto le
diverse migliaia di partecipanti.
L'esperienza Californiana mi ha decisamente cambiato, ma credo che il Burning Man abbia impattato la mia
vita più di qualsiasi altra esperienza vissuta finora. Non aspettatevi che vi descriva il Burning Man -
non è semplice e, come tutti sanno, milioni di parole non possono sostituire l'esperienza di vivere in un
contesto di espressione radicale della creatività (radical creative self-expression è l'espressione
ufficiale) che si sviluppa 24 ore su 24, per 8 giorni di seguito, all'interno di una città, chiamata
Black Rock City, che viene creata dal nulla a partire dal nulla assoluto all'interno di letto piatto di
un lago preistorico.
Black Rock City per una settimana diventa de facto la terza città più grande del Nevada in numero di
abitanti, concentrando ogni anno dalle 40.000 alle 50.000 persone, e che culmina nella grande festa /
fire performance con il rogo di tutte le principali strutture in legno della città' inclusa la grande
effige / installazione interattiva del Burning Man, che viene bruciato in un contesto di fire art
performance impressionante che coinvolge tutti in un rito collettivo ed individuale di catarsi e
rinascita emozionale ed intellettuale. Il tutto sparisce poi senza lasciare traccia, neanche il più
minuscolo segno del passaggio umano - letteralmente.
L'incredibile atmosfera che si crea al Burning Man, a partire dagli stessi partecipanti, dai loro
(nostri) campi a tema, dall'abbigliamento, dall'attitudine generale, e dalla genialità che continua a
sorprendere in forme sempre nuove ed impreviste ad ogni blink dell'occhio, è quella che potreste vivere
in un luogo immaginario che concentra ed integra in un continuum inestricabile l'esperienza di un outdoor
festival alternativo di arte contemporanea e di performing arts, un ashram, un rave, il cirque du soleil,
un set cinematografico di Fellini che tenta il remake di Mad Max III, ma con uno stile che si avvicina
più al bordello/cabaret di Nicole Kidman in Moulin Rouge che alle guerre del deserto di Mel Gibson e Tina
Turner. Luminosa e scintillante più di Las Vegas di notte, e più caotica di Times Square a NY di giorno
anche in termini di traffico (veicoli d'arte, biciclette e pedoni), Black Rock City è decisamente la
capitale mondiale della cultura alternativa contemporanea.
Radical creativity vs. sopravvivenza
L'esperienza del Burning Man viene vissuta in condizioni meteorologiche proibitive e pericolose che
includono temperature da deserto (fino a 45 gradi di giorno, e giù fino a 5 di notte), venti con tempeste
di sabbia alcalina che possono durare intere giornate o più, fino a reali pericoli di disidratazione e di
overheating - sempre scongiurando il pericolo di pioggia, che trasformerebbe l'intera città in una
poltiglia fangosa.
Il primo passo del disclaimer del Burning Man, riportato tutti gli anni sul retro del biglietto per
l'evento e che oramai è diventato oggetto di gossip ma anche di autoresponsabilizzazione dei singoli
partecipanti, ricorda che il partecipante si espone a pericoli di "injury and death", e che gli
organizzatori declinano ogni responsabilità. D'altro canto, uno dei piloni della filosofia del Burning
Man, oltre alla radical creative self-expression, è la radical self-reliance, ovvero occorre essere
tecnicamente autoequipaggiati per tutto, dal cibo all'acqua al pronto soccorso all'attrezzatura da campeggio ai ricambi per
auto o biciclette.
Potete sicuramente trovare degli articoli in giro per il web che tentano - ma dichiarano anche loro di
non riuscirci - di descrivere l'esperienza della "playa", come si definisce lo spazio duro, piatto,
bianco e sabbioso che ospita Black Rock City, la città del Burning Man Project. Molto interessanti le
letture proposte dallo stesso sito del Burning Man, che vale la pena di esplorare tutto (è un portale
enorme, ricchissimo di contenuti), a partire dall'introduzione all'evento, e continuando con interviste e
speech di Larry Harvey, il visionario fondatore del progetto e della community oggi di livello globale e
sotto il radar dei media, ed ancora all'articolo scritto da Molly Steenson, una partecipante che descrive
la sua prima esperienza al Burning Man in modo particolarmente brillante, condendo con osservazioni e
rivelazioni l'esperienza che le ha cambiato la vita (come a centinaia di migliaia di altri burners, me
compreso).
Importante anche il libro di Brian Doherty, un giornalista veterano che nel suo best seller This is
Burning Man esplora con dovizia di particolari ed insight da vero burner tutte le sfaccettature del
progetto, dell'evento, della sua filosofia e cultura, incluso il tema gift economy, naturalmente. Anche
il film "Confessions of a burning man" e' sicuramente da vedere, se vi capita di incrociarlo ad un
festival di cinema indipendente. Ci prova anche Wikipedia a descrivere il festival del deserto ma, come
al solito, in modo fin troppo oggettivo per un evento freeform come il Burning Man.
Vi invito anche ad esplorare una selezione di foto oltre alle mie che trovate qui a lato e di video, incluso quello prodotto da Ninja Tunes, oggi
disponibile su YouTube. E' importante che abbiate un'idea "visual" di ciò di cui stiamo parlando ed
esplorare la cultura del Burning Man - vi passero' comunque abbastanza link selezionati per guidarvi
nell'universo di contenuti che troverete in rete sull'argomento. Warning/parental advisory: immagini di
trasgressione creativa e attitudinale (incluse nudità e immagini/comportamenti espliciti, a volte anche
estremi) potrebbero turbare i vostri sogni al punto da farvi mollare l'articolo e non continuarne la
lettura (peccato, la successiva analisi del modello etico ed economico della gift economy è interessante
e stimolante) - o al punto da farvi cominciare a pianificare fin d'ora la vostra partecipazione il
prossimo anno.
An user generated world
Piaciute le foto? Avete già iniziato a studiare la Burning Man survival guide per essere pronti alla
grande avventura? Lo so che avete appena visto delle foto di gente impolverata e in costume dagli
atteggiamenti più irriverenti e radicali, ma sappiate che sotto quei costumi si nascondono personaggi VIP
e media stars che includono l'universo di artisti del Cirque du Soleil (la cui base principale e' a Las
Vegas), musicisti quali Sting, Perry Farrel dei Jane's Addiction (un veterano dell'evento da oltre dieci
anni), il team completo della Ninja Tunes, o la miliardaria Anna Getty, giusto per citarne alcuni
(parleremo di Google e del gotha della Silicon Valley a breve).
Le superstar si mescolano alla gente comune in un melting pot creativo dove si e' tutti artisti,
musicisti, performers e free-thinkers, e non esistono status da superstar. Se incontrate dei VIP al
Burning Man il rischio e' che non li riconosciate neanche perché saranno sicuramente in costume, a meno
che casualmente non vi troviate a partecipare ai loro eventi improvvisati, che si diffondono quasi
esclusivamente per word-of-mouth. Ma in realtà non sono le poche star a creare l'evento, quanto le
svariate migliaia di partecipanti, che creano, condividono ed aprono all'interazione i propri campi a
tema, art cars, installazioni, performances e, in generale, l'esperienza - una user generated experience.
E' in questo ambiente di continuo stimolo, che amplifica la creatività individuale e innesca
consequenzialità nella dimensione collettiva che sono nati, e continuano a nascere ed evolvere, gruppi di
artisti, musicisti e performers che hanno già raggiunto fama internazionale, ovviamente in una dimensione
underground. Come i miei burner fellows Flaming Lotus Girls, uno dei più geniali collective (principalmente donne, ma anche uomini come me che sono stati invitati) di burner artists di
installazioni in metallo e fuoco fin dal 1997, oggi prenotati con la loro arte per eventi e performances
in tutto il mondo, o la band/music collective Mutaytor, che ha integrato nello show una famiglia di
performers di varie discipline burning man che vanno dal fire dancing alle acrobazie aeree con fuoco,
dando vita a show richiestissimi oramai attraverso tutti gli Stati Uniti, in teatri da circuito
mainstream, o come Opulent Temple, il circuito di dance community che continua a proporre tutti gli anni
show regolari con top dj mondiali, personaggi come Paul Oakenfold o gli Stanton Warriors, che normalmente
richiedono cachet elevati per le performance, e che invece decidono di venire a loro spese per offrire
free shows.
Un dettaglio importante: oltre ad acqua, cibo, costumi ed gadgets di entertainment e sopravvivenza,
occorre dotarsi mentalmente e psicologicamente di attitudine all'integrazione nell'incredibile community
di Black Rock City. Perché a Black Rock City non sono graditi gli spettatori, occorre essere tutti
partecipanti. Il concetto stesso di partecipazione è ampio, ed integra tutto dall'esprimersi
creativamente al sorridere, all'offrirsi volontari nella gestione dei servizi primari della città o di un
campo a tema o progetto d'arte, e mantenere questo atteggiamento di disponibilità, integrazione,
non-judgement e partecipazione in ogni momento e in ogni interazione con persone, cose, ambiente ed
esperienza.
No commerce, please
Altro dettaglio, ugualmente importante. Tutto è gratis al Burning Man e non ci sono scambi di denaro
all'interno della settimana nel deserto, a parte per l'acquisto di ghiaccio (i proventi vanno in
beneficenza a progetti di supporto alle comunità locali della vicina riserva indiana di Pyramid Lake) e
quelli per l'acquisto di caffè, tè e chai a prezzi popolari allo spartano bar di Center Camp, i cui
profitti vanno a coprire spese organizzative per la costruzione dell'infrastruttura della città.
Unico altro esborso monetario e' l'acquisto del biglietto per l'evento, che alcuni considerano caro
(prezzi variabili da 145 a 250 dollari) ma che, a conti fatti, da accesso per soli 20 dollari al giorno
ad una esperienza illuminante e rivelatoria che non ha nulla da invidiare a quella di essere protagonisti
di Alice in Wonderland o di Spirited Away - con la differenza che al Burning Man l'esperienza e' reale. E
money-free. Anzi meglio, gift-based. Welcome to the gift economy, uno degli altri pilastri della cultura
del Burning Man, ma non solo.
Un esempio tra i tanti, quello fornito dai miei amici di PlayaQ, un collective di artisti di arte
culinaria, tutti chef in hotel e ristoranti a 5 stelle tra Miami e Seattle. PlayaQ ha come missione
quella di operare gifts quotidiani, arrivando sulla playa con un furgone frigorifero pieno di leccornie,
mettendo su una vera e propria cucina da campo, e realizzando menù a 5 stelle, con i quali ogni giorno
sorprendono gli ignari partecipanti dei campi a tema più grandi, quelli con oltre 150/200 partecipanti,
quando il contingente PlayaQ sbarca con un blitz nel campo target, e inizia a distribuire cibo a tutti.
L'arte culinaria incontra la performance in un'ottica di gifting.
Utopia e social networking
Utopia? Non a Black Rock City e, per quello che mi riguarda nella mia esperienza oramai pluriennale anche
al di fuori della settimana nel deserto, neanche nelle communities di artisti, imprenditori, pensatori e
burners in giro per il mondo. Mentre la California, con San Francisco/BayArea/Silicon Valley in prima
linea, restano il bacino principale di utenza per il Burning Man project contribuendo a circa la metà
della popolazione di Black Rock City, l'altra metà della città è equamente ripartita tra "rest of the
States" e 'worldwide".
Ci sono altri burners italiani oltre me, sapete? Non molti, ma ce ne sono diversi gruppi. Lo scorso fine
settimana a Milano ho fatto una chiacchierata con un artista molto attivo sulla scena milanese che,
insieme ad altri quattro artisti locali, studiano la possibilità di andare al Burning Man da oltre due
anni.
Contributi importanti alla community globale del Burning Man arrivano da Germania e Scandinavia, con la
più grande posse Europea, gli Euroburners, con headquarters a Londra. Gli Euroburners addirittura
organizzano in Europa Nowhere (now, where, here, nowhere), un evento locale di teamworking prima
dell'evento ufficiale (come tutti i vari gruppi regionali intorno al mondo), giunto oggi alla sua terza
edizione ed ubicato in un deserto sperduto nel cuore della Spagna.
Non solo gli Europei si incontrano nel corso dell'anno. Tutti i gruppi di burners, tornando a casa,
mantengono tra di loro un network di relazioni ed eventi a livello locale. Ciò ha permesso non solo lo
sviluppo di una community radicata globalmente anche nel territorio, ma anche la proliferazione ed
evangelizzazione della filosofia e valori del Burning Man attraverso dinamiche grassroot e word-of-mouth,
e la nascita di una vera e propria burners economy.
Perché in realtà tutti questi campi a tema, installazioni e atre strutture costano soldi (oltre che
dedizione e tempo), a volte anche tanti. E tecnologie, attrezzature, strumenti, trasporti e via dicendo.
Alcuni gruppi di burners hanno addirittura budget nel range di 50-100.000$ per anno, altri addirittura
superiore, come nel caso del progetto per l'installazione chiamata Belgian Waffle (artisti dal Belgio!),
costata intorno a 300.000$.... per poi essere bruciata una settimana dopo aver finito di installarla
(installazione durata oltre tre settimane on location nel deserto)! Sembra pazzesco, no? Ma in realtà lo
sono anche molte cose nella nostra industria marketing/advertising, come spendere milioni di Euro in
passaggi pubblicitari televisivi quando ci sono canali a più alto ritorno d'investimento, no?
Ma tornando al festival e alla burners economy, come e' possibile bruciare letteralmente tante risorse?
Semplice, la parola chiave è fundraising, con attività distribuite nel corso dell'anno, che includono
serate dance in locali, mercatini dell'usato o di opere d'arte, corsi di fire spinning o di yoga,
maratone, barbecue nel parco, concerti e via dicendo. E dato che meta' dell'universo Burning Man vive a
San Francisco o comunque nella Bay Area, ogni fine settimana ci sono almeno tre o quattro opzioni di cose
da fare per rimanere sull'onda Burning man anche essendo lontani dal deserto.
E per coloro che non vivono a distanza ragionevole dal resto del gruppo, ci sono sempre gli strumenti di
social networking su cui poter contare, a partire dalle communities create dai vari gruppi di burners su
Tribe e MySpace, fino all'utilizzo di blog e wikis, queste ultime veramente efficaci soprattuto quando
c'è da pianificare dettagli di logistica ed organizzazione dei campi a tema, come nel caso del gruppo che
gestisce da qualche anno l'installazione interattiva Dance Dance Immolation.
E la gift economy diventa anche volontariato sociale come nel caso dei Burners without borders che, nello
spirito dei Medici senza frontiere o di Emergency, l'anno scorso sono partiti alla volta di New Orleans a
soccorrere ed aiutare a ricostruire dopo il disastro procurato dall'uragano Katrina.
Burning Google
Ancora una curiosità prima di passare alla tematica della gift economy. Il festival del deserto e' tra le
top destination per il gotha dell'Internet economy, con personaggi VIP come Jeff Bezos di Amazon, venture
capitalists ed editori di Wired Magazine, avvocati, top developers della Silicon Valley, come il team di
sviluppatori che hanno integrato gli scenari di Black Rock City nel simulatore di volo Microsoft, come
riportato da Wired Magazine, o come lo stesso Direttore Marketing di Xbox che ha lanciato la piattaforma
gaming di Microsoft nel deserto del Mojave presentando il progetto con (criticatissime) analogie tra
l'esperienza Xbox e quella del Burning Man.
Ma sono altri i VIP del mondo internet che si sono fatti una vera e propria reputazione da veteran
burners: Sergey Brin, Larry Page ed Eric Schmidt, ovvero l'intero top management di Google. Sulla
relazione strettissima tra il gigante del search e il festival più radicale del pianeta si parla tanto,
ed anche in forma ufficiale. Date un'occhiata, per esempio, a due libri che sono rapidamente diventati
tra gli ultimi best-sellers mondiali sulle tematiche di online marketing: The Search di John Battelle e
Google Story, di David Wise, quest'ultimo dedica addirittura un intero capitolo ai legami tra Google e il
Burning Man.
Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google non perdono infatti un evento fin dal 1999, come riportato
da questo interessante articolo di CNN money. E quando nel 1999 chiusero Google "per ferie" per andare
nel deserto, cambiarono il logo del motore di ricerca in onore del 'grande uomo del deserto". Un articolo
su Wired News dell'epoca d'oro dell'ondata dot com (2001) racconta che già allora mezza Silicon Valley (oltre ai due noti Googlers) chiude bottega per andare al Burning Man festival di Black Rock City.
Ma il vero gossip viene da un articolo in spagnolo che ho trovato per voi sul web. L'articolo rivela che
Sergey Brin ha dichiarato nel 2001, quando insieme a Larry Page ha assunto Eric Schmidt come Presidente e
CEO di Google dopo oltre un anno di ricerca dell'uomo giusto, che la scelta è caduta su Schmidt perché
era l'unico tra i candidati ad essere stato al Burning Man! Ed ancora oggi avere l'esperienza del Burning
Man su curriculum e' decisivo per essere assunti in Google, a tutti i livelli dell'organizzazione.
Quest'anno Google ha messo a disposizione dell'evento il team di Google Earth per lanciare il progetto
Burning Man Earth, per mappare la popolazione, la cultura e le attivita' di Black Rock City o, come
ufficialmente annunciato, per mapparne il genoma culturale.
Everybody gifting
La gift economy è un concetto portante nell'ideologia e nella cultura del Burning Man, e sicuramente è
uno degli aspetti che impattano in modo più importante l'esperienza del festival del deserto. La radical
creative self expression, se sviluppata in un contesto di non condivisione dell'attitudine, darebbe vita
solo ad un ennesima festival di arte e musica, con la classica divisione tra performers on stage e
pubblico on platea. Invece Black Rock City è un unico grande stage, dove tutti sono integrati a livello
di partecipanti e non da spettatori, e la dimensione dell'esperienza collettiva, soprattutto grazie alla
disponibilità ad offrire ed offrirsi senza richiedere ne aspettarsi nulla in cambio, e l'elemento che
conferisce a Black Rock City questa sua unicità e dimensione utopistica.
Consiglio a tutti la visione di un documentario, Gifting it, premiato anche a festival cinematografici
alternativi, e che esplora questo aspetto della filosofia di Black Rock City in modo creativo. Anche il
libro This is Burning Man di Brian Doherty, divenuto oggi un blog a la Chris Anderson, è un'ottima
lettura per immergersi nella cultura del Burning Man ed esplorare attentamente l'impatto della dimensione
gifting sulla comunità del deserto.
I burners, sensibili alle tematiche di impatto sociale, sono anche in grado di fare autocritica ed
adottare un modello, oramai standard tra le corporation americane, per auto-responsabilizzarsi e
risarcire il danno creato dall'evento all'ambiente. E' su queste basi che è nato l'anno scorso il
progetto Cooling Man, che si propone di calcolare l'impatto ambientale individuale dei burners nella loro
interazione con il deserto, con l'obiettivo di compensare (per quanto possibile) versando contributi ad
organizzazioni che combattono il global warming.
Il modello di gift economy non è nuovo, e sicuramente non è stato coniato dal Burning Man. I primi
esperimenti di gift economy sono stati tracciati nei modelli di comunità tribali dell'età della pietra,
delle comunità di Indiani del Nord America dove vigeva il modello sociale di potlatch, ovvero la
condivisione di generi alimentari tra tutti i membri della community, che ha influenzato il pensiero di
economisti della rete, che sono arrivati ad immaginare la declinazione dello scambio libero di beni e
servizi su Internet attraverso il modello dei cooking pot markets, nei quali tutti gli utenti
contribuiscono al sistema, e tutti ne beneficiano.
La gift economy non prevede scambi monetari, e neanche lo scambio di beni (quello è il modello di barter
economy, come sottolinea Larry Harvey), ma la condivisione gratuita di risorse, con un sistema
meritocratico che attribuisce status e prestigio sociale a chi dona di più all'interno della community.
Un po' come i sistemi di user rating e di ricompensa per le azioni di user generated content implementati
da Amazon, eBay, e soprattutto da Craigslist e Wikipedia, e che sta alla base del modello social
networking di Yahoo! Answer.
L'economia del regalo
Le prime analisi del modello da un profilo di macroeconomia è stata effettuata dal francese Marcel Mauss,
che ha analizzato i modelli di culture basate sul regalo, gettando le basi economiche ed ideologiche per
diverse discipline di social change, a partire dalle teorie di anarco-comunismo dell'inizio del secolo
scorso ed anche di quelle recenti, passando per le teorie di movimenti ideologici quali il femminismo e
l'ambientalismo, la cultura hacker ed arrivando ad impattare anche l'ideologia di business alla base del
modello di nuove start-up quali Friendly Favors (marketplace del volontariato), Magnatune (open source
music label), Freecycle (network globale di riciclaggio gratuito di beni, con quasi tre milioni di utenti
distribuiti su oltre 3.800 communities), o PartySmart (sistema di volontariato per la dance nation). Il
movimento femminista e' particolarmente orientato al modello di gift economy, al punto da organizzare una
conferenza internazionale sull'argomento (online anche tutti gli interventi in podcast).
Ma senza andare tanto lontano, sapevate che Internet è l'esempio più lampante di gift economy nella
nostra società contemporanea? Non esattamente, perché internet adotta un cosiddetto modello ibrido, però
ci sono alcune sfaccettature del modello, a partire dalla filosofia open source fino ai Creative Commons,
passando per le tecnologie ed applicazioni peer-to-peer, che sono l'applicazione pedissequa, sia a
livello concettuale che pratica, del modello dell'economia del regalo. Il modello si spinge fino ai
recenti approcci dell'economia dell'open content, che definisce anche una nuova cultura di marketing per
l'era digitale, come discusso in una conferenza all'inizio di quest'anno.
E' stata proprio la filosofia del tutto gratis e del free sharing nella comunità hi-tech che ha
determinato lo sviluppo del canale digitale a noi tutti più gradito. Pensate allo sviluppo esponenziale
della penetrazione dei browser internet, iniziato nel momento in cui Microsoft ha deciso di offrire
gratis Internet Explorer per vincere la guerra contro Netscape (anche se Bill Gates, al momento in cui
gli venne proposta la strategia di gifting, ebbe una reazione contro, e disse al suo team di sviluppo che
erano dei comunisti!).
Le esperienze recenti di gifting nel mondo internet proseguono con comunità ed esperienze quali Napster (interessante la ricerca Napster Revolution, che ha messo su dei panel di utenti per misurare appunto
l'impatto dell'aspetto gifting nel modello di mp3 sharing community), al regalo di Lors Horvath, che ha
condiviso al mondo il sistema operativo open source Linux, e proseguono con i portali onnicomprensivi di
classified ads forniti dalla Craigslist, ed ovviamente le strategie di distribuzione gratuita di tutto
(informazioni, applicazioni, servizi, wi-fi a copertura urbana) perseguite da Google.
Agli antipodi del business, il mondo del publishing in ambito accademico funziona prevalentemente
attraverso il modello di gifting: la pubblicazione di studi e la veicolazione attraverso circuiti di
conferenze, la diffusione di nuove teorie attraverso la messa a disposizione dei frutti di anni di
ricerca, il tutto a beneficio della comunità scientifica internazionale.
Da qui il modello predominante di promozione per il mercato B2B, come ricorda Richard Barbrook nel già
citato articolo seminale del 1998. Specialmente il modello B2b per prodotti e servizi di natura più
tecnica oggi utilizza prevalentemente, almeno nell'aspetto di lead generation, il modello di gifting:
condivisione di knowledge ed esperienza attraverso free demo e product trial, free white papers,
beta-testing platforms, e chi più regali ha più ne metta.
In generale, tutte le forme di volontariato rientrano nel modello di gifting e, in particolare nel mio
caso, oltre alla dedizione per il Burning Man, anche il tempo che dedico come speaker o moderatore di
conferenze, o ai vertici di associazioni professionali internazionali di search marketing, o per i miei
deliri da marketer visionario su articoli e newsletter come questa di xister. E tutto ciò e' un vero
gift, vi assicuro - non vengo pagato per questi miei impegni, e certamente non faccio tutto questo perché
ho qualcosa da vendervi.
Gifting vs. community building
Non mi aspetto certo che, dopo la lettura di questa colonna, diventiate tutti degli accaniti sostenitori
della gift economy. Ma spero che riflettiate sulle opportunità che il modello può apportare in termini di
community building a tutti i livelli, dal beneficiare il vostro condominio con una giornata di
volontariato rimettendo a posto il giardino (tutti ve ne saranno grati), fino a beneficiare comunità
intere attraverso sponsorizzazioni ad impatto sociale, e che legano in modo forte brands/organizzazioni a
comunità territoriali.
Pensate alla differenza di impatto tra sponsorizzare una mostra d'arte o un evento di lifestyle (classica
operazione di comunicazione/marketing) rispetto al beneficiare un'intera comunità costruendo scuole,
ospedali, o infrastrutture sociali - un'operazione di gifting renderà certamente un brand più umano e più
vicino alla comunità che non qualsiasi operazione di sponsorizzazione commerciale, creando legami con la
comunità ed una brand perception che difficilmente si potrebbero realizzare anche investendo svariati
milioni di Euro in una pianificazione media con spot televisivi.
Non ancora pronti per il Burning Man? Allora iniziate almeno con la pratica del gifting, anche a livello
micro - dal vostro collega o vicino di casa, o con volontariato presso la no-profit la cui missione si
avvicina più a ciò che è importante per voi, e soprattuto per gli altri. Non c'è bisogno di costruire un
ospedale, anche regalare ad un ospedale un paio di nuove ambulanze, o tre furgoncini ad un'associazione
di volontariato che lavora con handicappati o effettua interventi di restauro ambientale è un gran bel
regalo, ve lo assicuro. O comprare una decina di piante da piantare nelle aiuole del vostro giardino
condominiale, senza poi chiedere al condominio di dividere le spese. Provare per credere, sia a livello
personale che di brand.
A partire da oggi non confondete la beneficenza in termini economici (donazioni, charity) o peggio ancora
i regali di Natale con l'idea del gifting, mi raccomando! Ultimo link per oggi: una shortlist di 37 modi per avviare il vostro modello di gifting personale, just to get you started.
Happy gifting!!!
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