xister newsletter > Anno 1 > numero.10 > novembre 2007

 



VOICEOVER: zona d’ascolto

Intervista a Simona Campanella, fondatrice di Totem insieme a Franco Carlini e Elena Visconti.
È iniziato tutto con una lezione universitaria. Franco Carlini, il guru italiano del web, scomparso a fine agosto, ha incantato quei ragazzi. Che, giusto il tempo di concludere il percorso di studi, hanno accettato la sua proposta di mettere su una società. Oggi Totem (www.totem.to) è una realtà unica in Italia: una redazione di dieci giornalisti professionisti che si occupano esclusivamente di cultura digitale e lavorano su progetti di comunicazione web, funzionando spesso da service per testate generaliste. Simona Campanella ci ha raccontato la loro esperienza, il loro punto di vista su quanto accade nel mondo della rete e l’eredità lasciata da Franco Carlini..

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  • Ci racconti com’è nata Totem? Con quale intento?
  • Totem è nata da un corso di giornalismo. Franco Carlini ne era il professore d’informatica. Una volta terminata, quella esperienza universitaria, più di dieci anni fa, ha dato vita formalmente a una società, con alcuni dei suoi studenti. Da allora siamo impegnati sul fronte del giornalismo dedicato alla cultura digitale e su progetti di comunicazione web.
  • Quanto interesse c’è nel nostro Paese verso le ultime tendenze del web (social networking, user generated content, web 2.0)?
  • Il cosiddetto web sociale è ormai realtà da tempo anche in Italia.
    Diciamo che su una scala da 0 a 10, allo stato attuale l’interesse è 5+.
    Le abitudini delle grandi aziende, delle testate giornalistiche, del mondo delle relazioni pubbliche e in generale della comunicazione, persino (seppur a fatica) della politica si vanno comunque riplasmando. L’interesse è dovuto, poiché si tratta di dare spazio alle voci dei fruitori dell’informazione e della comunicazione, pubblica o privata che sia.
  • Ancora nessun italiano è salito agli onori della cronaca per una trovata originale (come i ragazzi di Google o Youtube o Facebook). Credi che bisognerà aspettare ancora molto perché questo accada?
  • Non sono i ragazzi con le trovate originali che mancano, direi piuttosto che manca il tessuto…
  • Secondo te esiste una “Silicon Valley” italiana?
  • Esistono dei distretti tecnologici, dei centri d’eccellenza. Mi sento di dire, però, ancora una volta, che la carenza è nel tessuto sottostante, economico, sociale, culturale.
    Di certo, gli investimenti in ricerca sono ancora limitati.
  • Sta per arrivare anche da noi l’iPhone. Credi che sarà davvero un killer product?
  • Il suo valore è nell’assemblaggio di tante funzione e nel design avvincente. È però vero che l’iPhone non arriva su un mercato vergine. Immagino che molto dipenderà dagli accordi con gli operatori e dalla risoluzione o meno delle criticità tecniche emerse (non ultima l’usabilità). Anche se è facilmente prevedibile che l’iPhone godrà della scia di successo del suo brand.
  • Qualche mese fa è partito l’esperimento del motore di ricerca Blackle. Quali sono, secondo te, gli sviluppi possibili della comunicazione eco-compatibile?
  • L’iniziativa lancia un messaggio: ci dice che con piccoli espedienti si possono risparmiare dei watt. È consumo consapevole, rispetto ai nostri pc. In questo senso il messaggio è da ascoltare ed è auspicabile che ci siano sviluppi in questa direzione. Diverse aziende stanno iniziando a investire su sistemi di alimentazione più efficienti, per esempio.
  • Quale eredità ha lasciato Franco Carlini?
  • A noi di Totem che per tanto abbiamo lavorato con lui, lascia la voglia di avere la capacità di leggere nuovi fenomeni e tendenze e di riuscire a raccontarli al meglio, dando un contesto alle notizie pure e semplici. Ci lascia la curiosità. E la passione per un giornalismo indipendente.
    A tutti lascia i suoi scritti, chiari, illuminanti, da cui trarre parecchi insegnamenti.
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