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Google contextual advertising: la pubblicità diventa live
Internet, stampa, radio, tv. Ma c’è dell’altro, e Google lo sa. Perché se i vecchi billboards stavano per finire in soffitta, il gigante del search marketing decide di riabilitarli, con una nuova identità. E proprio inediti cartelloni digitali diventano il supporto del contextual advertising lanciato da Google a fine dicembre.
Dopo aver rivoluzionato il web advertising con il sistema di content targeting conosciuto come AdSense, che mostra i messaggi pubblicitari all’interno di pagine web con contenuti attinenti ai prodotti pubblicizzati, Google si prepara a fare lo stesso per svecchiare gli "antiquati" cartelloni pubblicitari.
Il principio è immediato: una piattaforma tecnologica permette ai negozi di collegare i sistemi di controllo dei propri magazzini ad una rete dedicata messa a disposizione da Google (che ne ha appena depositato il brevetto). I messaggi pubblicitari dei prodotti disponibili vengono mostrati in loop nelle vicinanze dei rivenditori al dettaglio, all’interno di comuni shopping center. Recensito dal New Scientist magazine, il dispositivo fornisce ai negozianti un modo per far conoscere appena fuori dai propri esercizi le categorie di prodotti in vendita presso di loro. E l’output sullo schermo potrebbe consistere in un mix di forme diverse: audio, video, trasferimenti interattivi di dati o una combinazione di queste.
Per la mente ideatrice del marchingegno i messaggi sul display potrebbero essere caricati direttamente da un sistema di controllo dello stock del venditore. Se finora i billboards digitali funzionano soprattutto come spazi per la promozione di film ed eventi, Google scommette su un potenziale rivoluzionario. Da Mountain View dicono che il sistema potrebbe aggirare il fastidio di caricare manualmente i contenuti in loop e permettere ai commercianti di creare messaggi relativi ai prodotti e ai servizi disponibili. Messaggi che automaticamente possono interrompere o riabilitare uno spot quando il prodotto finisce o torna disponibile. In poche parole, un cervello automatizzato pronto in ogni angolo ad invadere i più diversi campi visivi.
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