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xister newsletter > Anno 1 > numero.11 > dicembre 2007 |
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VOICEOVER: zona d’ascolto
Intervista ad Andrea Andreutti, Director of Digital Services – Cheil Worldwide 
Andrea Andreutti è una figura anomala nel Web Marketing italiano.
Nei suoi 5 anni in Samsung Electronics Italia, ha inaugurato l'era del corporate blogging, con un approccio dialogico all'audience.
La testimonianza di questa sua esperienza di frontiera è raccolta anche in una recente uscita, "Blog in azienda".
Oggi è Director of Interactive Service in Cheil Worldwide, agenzia di comunicazione che gestisce in esclusiva le attività di comunicazione di Samsung Electronics.
Con noi ha parlato di social networking e mondo dei brand.
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Il senso di appartenenza, di comunione che si prova di questi tempi negli spazi internet, non è mai stato così alto.
Il networking, keyword proveniente dal gergo aziendale, è diventato un termine ombrello, spesso preceduto dall'aggettivo social, che indica genericamente il mondo del web collaborativo.
Your xister di questo mese fa un viaggio di approfondimento nella socialità digitale...
Enjoy. |
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Network socialmente utili |
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Il principio è semplice: pensi che la beneficenza non ti riguarderà mai da vicino, e in un attimo ci sei immerso fino al collo. Anche di questo è capace il social networking.
Le nuove opportunità del non-profit infatti arrivano proprio dalla rete.
Sembra che il luogo migliore per attrarre chi, nei suoi 20/30 anni non si è mai avvicinato ad iniziative di charity, siano proprio le community online. Ed è così che giovani che non si sarebbero mai immaginati di diventare dei “benefattori”, si ritrovano a navigare siti come kiva.org o change.org e a condividere (anche materialmente) una nobile causa.
Ma la forza del fund raising virale sta nella capacità di propagarsi tra gli utenti ad altissima velocità. Che aumenta quando qualcuna sposa la causa a tal punto da creare addirittura un social network per gli amici del sito dedicato alle donazioni (kivafriends.org).
Scettici nei confronti dei canali tradizionali della beneficenza (come direct mailing o contatti telefonici), i giovani donatori sono entusiasti del social networking pro beneficenza soprattutto per la possibilità di poter entrare in contatto diretto con i destinatari. Ma non tutte le organizzazioni hanno avuto la stessa sorte. Se i “piccoli” del settore, come Kiva, hanno registrato fino a 10 milioni di dollari donati dal 2005 e quasi 90mila benefattori, un colosso come il Salvation Army non ha raccolto che un’ottantina di “amici”.
Kiva.org
Kivafriends.org
Change.org
Salvationarmy.org |
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Ti odio anch'io |
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Insieme per odiare. Hatebook.org è una vera e propria community diabolica, perché “everybody loves to hate”.
Si tratta di un anti-social network che detesta Myspace e Facebook e organizza i propri iscritti in hate-clan per odiare qualcuno (o qualcosa) insieme. Uniti nell’odio, quindi, si possono raccontare bugie sulle persone più disprezzate, conoscere i loro segreti, diffondere i gossip più imbarazzanti al grido di “i nemici dei tuoi nemici sono tuoi amici”.
D’altronde amare è sempre più difficile...
hatebook.org |
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Uno, nessuno, centomila...un milione, dieci milioni... |
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Sulla difficoltà di affermare una sola identità nei servizi di social networking e l’impatto sul Marketing dei Brand. Parte prima.
Il mondo dei social network(SN) vive una profonda contraddizione interna: da una parte è la sfera dell’apertura, del contatto, dei rapporti sociali; dall’altra, però, è ambito di chiusure.
Le community sono "recintate" dai limiti degli interessi attorno a cui gravitano.
Il più grande ostacolo nella crescita dei social network è nella loro
non-integrazione, nel loro sovrapporsi senza linee comuni, nei loro sviluppi indipendenti privi di una qualsivoglia standardizzazione unificante.
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Questo sistema si sostanzia nell’ esperienza frustrante del singolo che partecipando a diversi servizi di social networking è costretto a diventare qualcosa di diverso da sè.
Diventa un Nerd se collabora su FaceBook, anche se in fondo non ha alcun entusiasmo tecnologico;
diventa un apprendista fotografo nella comunità di Flickr, con il rischio che una manciata di mediocri scatti in digitale e la compiacenza di rating favorevoli, persuadano un utente ad intraprendere una carriera da fotografo aggiungendosi ai milioni di ‘wanna-be photographer’ che questo SN incentiva.
La forzatura che i SN impongono all’ affermazione di un’ identità personale, provoca atteggiamenti tesi a rappresentare la propria identità forzando il più possibile i suddetti limiti o le scelte dei SN stessi.
Nasce perciò la necessità di una identità univoca, valida in tutti i momenti dell’attività sociale on-line e svincolata dalle peculiarità dei network a cui si è deciso di partecipare.
Una identità che ricalchi possibilmente la posizione del singolo all’interno dei gruppi sociali di appartenenza fuori dalla rete.
Questo processo che definiamo ‘Autodeterminazione elettronica’ implica nel singolo la progettazione di due linee di sviluppo identitario:
- da un lato la costruzione di un’ immagine unica di sè che riproponga quello che nell’ambiente naturale è la somma dei propri connotati (naso, bocca, occhi, etc) e attributi caratteriali (simpatico, antipatico, estroverso, etc).
E’ la dimensione dell’essere, elettronico.
Si traduce nella ricerca di simboli, icone, citazioni, emoticon da utilizzare come estetica del proprio profilo.
Si sceglie con cautela, si modifica con attenzione e in corrispondenza di un reale e sentito cambiamento. Si migra tra un profilo e un altro. Tra un social network e una piattaforma di gaming on-line.
- dall’altro lato c’è l’obiettivo ultimo della partecipazione del singolo ai SN. La costruzione di una reputazione orientata alla credibilità.
Di fronte a faker, spammer e mercenari diventa cruciale la fedeltà verso la comunità.
‘Keep it real’ è la frase manifesto, un concetto preso a prestito dalla cultura hip-hop negli States.
Un monito a essere se stessi e non tentare di sembrare qualcun altro.
Coerenza comportamentale, posizioni nette e fedeltà al gruppo sono gli atteggiamenti da adottare.
Questa e’ la dimensione del Fare, elettronico.
Considerando le contraddizioni e i limiti dei SN, nascono spontaneamente due domande:
esiste lo sviluppo di un ‘esperanto elettronico’ che permetta l’utilizzo di una sola identità on-line qualsiasi sia la piattaforma sociale, di commercio, di intrattenimento che si utilizzi ?
I Brand dovrebbero riconsiderare il proprio presidio sui SN considerando l’autodeterminazione elettronica degli utenti ?
Come?
Proveremo a ragionarci su per la newsletter di apertura del prossimo anno…alla prossima.
Keep it Real! |
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