xister newsletter > Anno 2 > numero.4 > aprile 2008



VOICEOVER: zona d’ascolto
Intervista a Andrea Lo Cicero, giocatore della nazionale di rugby.

Il pilone più conosciuto della Nazionale italiana ha un suo sito web. Perché tra una mischia e una touche, sente il bisogno di restare in contatto con i suoi tifosi. Per questo ha creato uno spazio in cui raccontarsi e permettere agli appassionati di rugby di sbirciare gli allenamenti della squadra. Oggi gioca a Parigi, ma riesce a non trascurare i sostenitori di sempre anche grazie a questo sito. Però ci tiene a precisare che le lettere le scrive ancora a mano, un modo per non farsi risucchiare dalla tecnologia. Andrea Lo Cicero ci porta da uno sport di contatto all'intangibilità della rete.

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  • Andrea, hai un sito on line in cui ti rivolgi direttamente ai tuoi tifosi. Quando hai pensato di crearlo e perché?

  • In realtà è stata una società a contattarmi e a propormi di realizzare un mio spazio web ed io ho subito accettato. Ho pensato infatti che fosse un modo per stare più vicino alle molte persone che mi seguono. Mi sembrava giusto regalare loro la possibilità di scrivermi, di sapere cosa fa la nazionale e come vanno gli allenamenti della squadra. Poi ho scoperto che sono affamati di foto, infatti il diario in cui racconto le nostre giornate anche con le immagini sono le più cliccate.

  • Credi che le nuove tecnologie possano alimentare le passioni sportive?

  • In un certo senso possono farlo, però con moderazione, nel senso che credo che le nuove tecnologie vanno utilizzate nella maniera giusta. A me, ad esempio, piace scrivere le lettere a mano e non al computer, che uso molto, ma senza esagerare.                  

  • Per mantenere il filo che ti lega al tuo pubblico hai scritto anche un libro, su di te e la tua vita con la palla ovale. Pensi che a leggere quelle pagine siano le stesse persone che frequentano il sito, oppure gli utenti dellla rete hanno un profilo diverso?

  • Le persone che leggono il mio libro lo hanno comprato soprattutto per farselo autografare e anche per conoscermi un po' meglio. Quello che ho notato è che ci sono molti genitori che lo regalano ai figli e nelle mail che ricevo mi ringraziano perché per una volta i loro ragazzi si sono addormentati leggendo piuttosto che guardando la tv. I miei lettori quindi non sono necessariamente anche frequentatori del sito e per ora sono di più: il libro infatti ha venduto diecimila copie, non male per un genere di nicchia.

  • Le potenzialità di internet potrebbero essere sviluppate meglio per quel che riguarda lo sport?

  • Sì, perché credo che possono aiutare a mantenere la passione, ma il contatto diretto è indispensabile. Internet per lo sport rischia di essere un po' riduttivo, può aiutare nella ricerca dei campi, degli appuntamenti e nella conoscenza del rugby teorico. Poi però ci vuole il contatto diretto.
  • Infine, credi che la rete sia più una meta o una mischia?

  • Senza dubbio una mischia, perché il web offre moltissime opportunità ma ha anche tanti aspetti negativi, come fare da sponda allo sviluppo della pedofilia, della prostituzione... Anzi direi che in questi casi potremmo parlare di una mischia aperta, senza regole. La meta invece è la finalizzazione di un lavoro di gruppo, come alcuni siti, non fini a se stessi. Un esempio? Il mio spazio web, che grazie al lavoro di molti ha avuto uno buono sviluppo e oggi siamo qui a parlarne.

 

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