XISTER newsletter > Anno 2 > numero .16 > Novembre 2009


VOICEOVER: zona d'ascolto
INTERVISTA a Gianluca Marziani

Curatore d'arte.

Come può la fissità dell’arte bidimensionale raccontare la dinamicità dell’opera cinematografica?
Ideatore e curatore della mostra Melting Cinema, Gianluca Marziani racconta la genesi e l’architettura di un’esposizione che ha accompagnato l’ultima edizione del Festival del Film di Roma.
Ci parla di intuizioni sintattiche e grammaticali, di scomposizioni e di particelle del linguaggio filmico.
Con l’occasione, poi, fa un accenno allo stato di salute dell’arte contemporanea italiana. Che, al di là di quanto si possa credere, non è affatto malata.
Parola di curatore.


Come nasce il progetto Melting Cinema?
Nasce da un libro, MELTING POP, pubblicato nel 2001 per l’editore Castelvecchi, e da una mostra, realizzata nel 2003 al Palazzo delle Papesse di Siena. MELTING CINEMA è uno dei capitoli con cui il Melting Pop prende forma compiuta. Il rapporto si instaura tra arte visiva e regole linguistiche del cinema. In particolare tra gli artisti prescelti e le molteplici modalità con cui si plasmano l’immagine e l’immaginario cinematografico. Pittura, video, scultura, disegno, fotografia: vari linguaggi in un incrocio tra forme espressive. Un’arte al confine tra l’integrità del proprio status e la metamorfica dimensione del cinema.

La mostra Melting Cinema è nella sezione Risonanze del Festival Internazionale del Film di Roma. Come sono riusciti Festival e Mostra a dialogare?
Creando un progetto espositivo in un luogo trasversale rispetto agli spazi canonici del festival. Mi interessava che la location di xister, in sintonia architettonica con le logiche combinatorie del Melting Pop, diventasse la geografia elettiva del progetto. Credo che il legame tra opere e spazi sia sempre piùintenso e determinante, soprattutto quando applichi un’idea espositiva ad un contenitore più ampio. Senza presunzione, ma penso che “Melting Cinema” sia stata la miglior mostra del Festival, l’unica che ha realmente indagato i dialoghi tra arte visiva e cinema contemporaneo.


• Come riesce l’arte figurativa, di per sè statica, a parlare di qualcosa di dinamico come il cinema?


Attraverso l’intuizione sintattica e grammaticale, ovvero, attraverso la scomposizione del cinema nei suoi elementi costitutivi. L’arte visiva analizza singole particelle del linguaggio filmico, muovendosi nelle zone oscure, nei lati nascosti, negli anfratti che solo uno sguardo introspettivo rende “speciale”.



Parli di Melting Cinema come un capitolo di Melting Pop: in che rapporto sono queste tue due creature?


Vivono un dialogo sottotraccia che è costante e progressivo. I vari capitoli del Melting Pop rappresentano l’atto pratico di un approccio teorico che adotto da una decina d’anni. La teoria generale (Melting Pop) determina la struttura architettonica del mio edificio, i capitoli rappresentano le varie stanze che vivono in forma autonoma e dialogante. Scelgo ogni volta un linguaggio specifico (design, cinema, magazine, musica…) e creo un progetto dove sia chiaro il senso della combinazione linguistica. La molteplicità dei linguaggi determina la visuale Melting Pop.

L’arte contemporanea italiana: a che stadio è e come si colloca in rapporto a quella internazionale?
Come ho da poco scritto per il catalogo del Premio Celeste 09: “… Rappresentiamo una nazione concorrenziale sul fronte creativo. Sfatiamo il falso mito che l’Italia sia un paese in crisi sui temi culturali. La produzione appare ampia e diversificata, le punte d’eccellenza non mancano, le tematiche e i linguaggi rispecchiano la realtà internazionale. Qualcuno si chiederà, giustamente, dove sta l’intoppo visto che alla Tate Modern o al Moma quasi mai trovi giovani artisti italiani? Risposta semplice: l’Italia ha difficoltà nel costruire un network organico dove tutti partecipano al medesimo gioco per un risultato comune. Siamo una realtà di individualismi che non crea il senso di squadra, come un team dove i fuoriclasse prendono palla e cercano la porta in solitaria, senza preoccuparsi dei passaggi che aiuterebbero il gruppo. Qui sta la risposta su certe assenze italiane nei contesti che contano. Da qui riparte il discorso dialettico in un Paese che mette in campo energie, professionalità, capitali e una speranza: che la nostra bella qualità sia anche produttiva nel confronto internazionale …”.

Hai già collaborato con xister in occasione del Premio Terna per l’Arte Contemporanea. Si è appena conclusa la seconda edizione, come giudichi questa esperienza?
Molto positiva sotto vari profili. Siamo cresciuti come marchio e come progetto generale, contando su ottime competenze, precisa divisione dei ruoli e sinergia tra i soggetti coinvolti. In due anni Premio Terna è diventato una certezza sul fronte nazionale, sicuramente il più complesso e strutturato tra i premi del nostro panorama.


RSS

Stampa | Vai al sito xister | Iscriviti alla newsletter | Diffondi!