XISTER newsletter > Anno 2 > numero .6 > Luglio 2008


VOICEOVER: zona d'ascolto
INTERVISTA a Maurizio Carta
Architetto urbanista, docente presso l'Università degli Studi di Palermo.

La cultura, la comunicazione, la collaborazione: un intreccio virtuoso che fa del territorio urbano un tessuto ad alto potenziale creativo. Nel suo ultimo libro, "Creative City", Maurizio Carta esplora le dinamiche delle città del XXI secolo, ne analizza i segni e traccia gli strumenti necessari ad uno sviluppo armonico dello spazio in cui le persone vivono. Il professore fa una riflessione che parte e ritorna alla cultura e alla creatività come elementi distintivi di spazi urbani al passo con i tempi. E qui ci racconta come si è sviluppata la sua ricerca e le affinità che un'architettura della creatività può avere con il behavioural marketing e i cultural media. (Per l'intervista integrale www.xister.com/blog)

• Professore, nel suo ultimo lavoro parla delle città creative come "moltiplicatori di capitale urbano", ci può spiegare cosa intende precisamente?
Siamo entrati nell'Era Urbana e la città creativa di cui parlo ci si propone come uno scenario fecondo per l'innovazione dell'urbanistica e della progettazione urbana verso la capacità di guidare le profonde trasformazioni che le città stanno producendo come poderosi motori dello sviluppo. Le città più dinamiche del futuro prossimo – quella di cui stiamo già vivendo il prologo – saranno città creative, non solo detentrici di poderose risorse culturali, ma soprattutto produttrici di nuova cultura, creatrici di nuovo valore urbano, capaci di moltiplicare gli investimenti e le culture-based competition cities del XXI secolo saranno, infatti, quelle città in grado di competere nel panorama internazionale attraverso la valorizzazione e la promozione della propria identità culturale e la creazione potente di nuove identità urbane in evoluzione. La città deve tornare a "generare valore" a partire dalle proprie risorse spaziali, sociali, culturali e relazionali.

• A cosa si riferisce in pratica quando parla di "classe creativa"?
Le città posseggono una risorsa cruciale: la popolazione, il capitale umano di conoscenze, creatività e mobilitazione e l'energia collettiva che ne scaturisce, ma solo se in condizione di cooperare per lo sviluppo e di mobilitarsi sul progetto collettivo di futuro. Nell'Era Quinaria in cui stiamo entrando le ambizioni delle donne e degli uomini, i desideri delle giovani generazioni e le loro tensioni, le motivazioni della classe produttiva e la sua fecondità, l'immaginazione della classe creativa e le attività legate alla conoscenza costituiscono fattori strutturali nella costruzione dello sviluppo, insieme alla localizzazione spaziale, alle risorse naturali e all'accesso ai mercati come risorse della competitività urbana.

• Qual è il ruolo della cultura ai fini dell'emancipazione urbana?
I fattori competitivi della città creativa sono riassumibili in 3 C: Cultura, Comunicazione e Cooperazione (Carta, 2007). In particolare, ritengo che la Cultura sia il fattore primario della creatività urbana, una risorsa che affonda le radici nel palinsesto della storia delle città e che protende i suoi rami nel futuro. La cultura delle città europee è composta da luoghi e da persone, da patrimoni ma anche da identità civica, e costituisce la loro "struttura fibrosa", il loro carattere distintivo capace di resistere alle tentazioni della globalizzazione omologante.

• A Roma si sta svolgendo Scala Mercalli, la più grande mostra di Street Art mai realizzata in Italia: l'opera di oltre cinquanta artisti di strada ha invaso la capitale. Quale crede che sia il ruolo di chi fa dello scenario urbano la propria tela?
Il ruolo dei "creativi" è fondamentale a patto di capire entro quale azione complessiva è inserito, entro quale ambiente creativo sono inseriti. Una domanda è inevitabile: tutte le città possono diventare creative, tutte possono ambire ad essere nei tempi brevi un nodo dell'armatura di creatività che reticola il pianeta? La domanda chiede di riconoscere ed analizzare la presenza di un milieu creativo che costituisca la risorsa primaria, il codice genetico su cui attivare la città creativa. Il milieu della creatività è un luogo, sia una parte di città che la città intera, che contiene le necessarie pre-condizioni, in termini di infrastrutture materiali e immateriali, per produrre dinamismo, per generare un flusso di idee creative, per attivare innovazione e per generare azione. Un milieu creativo è quindi un sistema locale dove esista una massa critica di amministratori, imprenditori, intellettuali ed attivisti sociali, progettisti ed artisti, promotori, ricercatori e studenti capaci di operare in un contesto aperto e in possesso di relazioni globali e dove la stretta interazione spaziale è in grado di creare nuove idee, prodotti, servizi e istituzioni e quindi, come conseguenza, contribuire allo sviluppo economico e qualitativo.

• Come giudica l'idea, che xister sostiene da tempo, secondo cui è solo facendo da sponda alle istanze culturali emergenti e rimettendole in gioco nel lavoro quotidiano che la comunicazione di impresa diventa un'azione di successo, adeguata alle esigenze di consumatori sempre più evoluti?
Tra i fattori di creatività urbana io colloco la Comunicazione, come la capacità della città di informare, divulgare e coinvolgere in tempo reale i suoi abitanti e, sempre di più, i suoi molteplici utilizzatori che la attraversano, che la permeano, che la connettono con altre realtà. Le aree di trasformazione urbana, oltre al recupero della qualità fisica ambiscono a diventare veri e propri "cluster creativi", esito di iniziative economiche, sociali ed infrastrutturali che, a partire dalle attività preesistenti, siano in grado di realizzare "progetti innovatori", implementati all'interno di adeguate strategie pianificate di sviluppo locale fondate sulla crescente soft economy, cioè sulla economia prodotta dalle qualità territoriali e dalle eccellenze. L'aggettivo "creativo", che identifica questa tipologia di cluster, va letto non solo in riferimento alla tipologia di attività in esso realizzate (le creative industries) ma in riferimento all'esistenza dei fattori innovativi della cultura, della comunicazione e della cooperazione ed all'esistenza di una volontà di introdurre adeguate politiche infrastrutturali, sociali, produttive e finanziarie per attivarli. Sono cluster creativi, quindi, quei sistemi urbani in cui è possibile rintracciare una precisa visione culturale che indirizza, regola e gestisce il processo di sviluppo in modo da influenzare e pilotare le opportunità ed indirizzare gli obiettivi strategici.

• Quali crede che dovranno essere i protagonisti di un'urbanità proiettata al futuro?
Artisti, progettisti, comunicatori, agenti di sviluppo locale, attivisti di comunità saranno figure chiave della città del futuro.
Nella mia ottica, il terzo fattore di creatività urbana è la Cooperazione, intesa come forma attiva della partecipazione, nuova dimensione progettuale del melting pot urbano. Nelle città globali e multiculturali non possiamo più accontentarci della tolleranza, intesa come semplice accettazione dell'esistenza di altre culture e di altre etnie, ma che rimangono separate dal flusso vitale della città. La sfida delle città creative risiede invece nell'integrazione cooperativa delle differenze nel processo evolutivo, nella comune tensione verso la collaborazione delle diverse culture al progetto di futuro.

• E quale il ruolo delle istituzioni in quelle che lei definisce "Creative Cities"?
La volontà di attivare cluster di creatività urbana richiede una poderosa governance a sostegno del network di soggetti che dovranno cooperare per il raggiungimento dell'obiettivo della messa in valore delle risorse e il radicamento dei risultati sul sistema territoriale. Una potente armatura pianificatoria, progettuale e gestionale deve avere come obiettivo primario quello di evitare l'effetto pulsar che spesso accompagna gli eventi o le attività culturali. Il cluster, quindi, piuttosto che un aggregatore di attività deve fungere da "commutatore" delle energie immateriali legate alla cultura, all'arte ed al tempo libero in risorse finanziarie, produttive e sociali per la città che le accoglie e per il territorio di contesto.

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