|
|
|
VOICEOVER: zona d'ascolto
INTERVISTA a Domenico De Masi
sociologo del lavoro.
Ha riassunto tutto in due parole: “l’emozione e la regola”.
Il titolo di uno dei libri più noti di Domenico De Masi, sociologo del lavoro, sintetizza la contrapposizione tra organizzazione scientifica della produzione industriale e l’avventura dei gruppi creativi europei. Come si producono le idee quando sono opera di un gruppo creativo e non di un singolo individuo? De Masi se l’è chiesto e ha analizzato un modello che ormai domina l’economia post industriale. Ma, come ha raccontato a xister, la genesi del pensiero, che sia di uno o di molti, non è poi così diversa.
|
• Professore, quale la differenza nel processo creativo individuale rispetto a quello del gruppo?
Non c’è grande differenza, nell’individuo la creatività consiste in una sintesi tra fantasia e concretezza, tra pensiero fantasioso e pensiero concreto. Nel gruppo invece dipende dalla prevalenza di persone fantasiose o concrete. In pratica quello che nel singolo avviene tra parte destra e parte sinistra del cervello, nel gruppo avviene tra gli individui. Poi ovviamente nel gruppo devono esserci persone che condividono la stessa mission, che abbiano un obiettivo comune, deve esserci entusiasmo, oltre poi ad un leader carismatico.
•
Lei parla di informalità ed estetica come elementi fondamentali del lavoro collaborativo. Ce ne son altri altrettanto importanti?
Beh in un gruppo la personalità di chi collabora è fondamentale, il fatto di essere più individualisti o “gruppisti”, per così dire. Poi ci sono elementi oggettivi altrettanto importanti, il tipo di edificio in cui si lavora ad esempio, il tipo di supporti utilizzati. Anche la distanza può contare, oggi si lavora molto tramite internet, non è più necessaria la contiguità.
• È evidente come oggi la creatività abbia trovato una propria collocazione nel processo produttivo, secondo lei quale potrebbe essere il passo successivo nei decenni a venire?
Quello che succederà è che i lavori di carattere non creativo saranno svolti sempre più dalle macchine, quelli di tipo creativo invece, che richiedono flessibilità, dalle persone. La direzione insomma è quella già avviata nel periodo post-industriale..
•
Core è un network creativo che realizza un originale processo di produzione culturale grazie all’interazione di soggetti operanti in contesti diversi. L’idea è quella di intercettare gli interessi delle persone mentre fruiscono prodotti culturali, mentre fanno insomma quello che più amano. Per farlo si avvale di competenze diverse.
Cosa pensa di questo nuovo modo di operare?
L’attenzione verso i momenti ricreativi è in crescita, quindi più si collabora per adoperare una ricerca su certi fenomeni e meglio è. Noi ad esempio a Ravello (Festival curato da De Masi, ndr) ogni anno facciamo benchmarketing: ci incontriamo con i 20 direttori di festival più importanti d’Italia per un confronto. E non c’è dubbio che in questo modo si possa solo crescere.
|