XISTER newsletter > Anno 2 > numero .10 > Gennaio 2009


VOICEOVER: zona d'ascolto
INTERVISTA a
Fabrizio Grifasi
Direttore generale e artistico della Fondazione Romaeuropa.

Destinato a diventare una sala Bingo, il teatro Palladium è rinato a nuova vita cinque anni fa. Un periodo nel quale la sua attività si è imposta all’attenzione pubblica per una programmazione densa e capace di comprendere forme espressive ed estetiche differenti. La sua vocazione è creare un nuovo modello di fare cultura: un laboratorio culturale che insieme all’Università Roma Tre si pone come parte integrante nella politica di rilancio del quartiere Garbatella di Roma.

Dal 2004 la Fondazione Romaeuropa ne gestisce la programmazione e ne ha la direzione artistica. Fabrizio Grifasi, a capo della Fondazione, ci racconta l’avventura percorsa da allora fino al nuovo cartellone 2009.

• Sarebbe stato diverso il Palladium se non si fosse trovato nel quartiere romano della Garbatella?
Sarebbe stato diverso innanzitutto lo spazio architettonico, il luogo fisico. Il Palladium è stato concepito coerentemente con l’architettura del quartiere e ne esprime il fascino e l’originalità. Sarebbe stato invece simile il progetto di attività che esplora un modello nuovo di programmazione teatrale, interdisciplinare, aperto alle produzioni indipendenti, al territorio, alle realtà associative, ai produttori di sapere.

Nel progetto Palladium quanto conta la collaborazione con l’Università Roma3?
È essenziale. È stata infatti l’ Università Roma Tre con il suo Rettore Guido Fabiani a salvare il Palladium dal suo destino di sala Bingo, ad affidare a Romaeuropa la direzione artistica ed organizzativa ed a volere fortemente una attività in cui la collaborazione tra i Dipartimenti e le Facoltà si incrociasse con il la scena creativa più giovane.

• In che modo siete riusciti ad innovare la classica programmazione teatrale?
Attraverso le scelte che ho prima descritto, puntando decisamente su un rinnovamento dell’offerta, prezzi accessibili, molti progetti gratuiti, forte collaborazione con le organizzazioni territoriali, una comunicazione più fresca ed agile, un team organizzativo determinato e motivato. Ed ovviamente con la spinta dell’esperienza della Fondazione Romaeuropa e la complicità di Comune e Provincia.


• Nel cartellone di quest’anno (o in quelli precedenti), qual è l’artista che rappresenta per voi una scommessa vinta? Perché?
Più che un singolo artista, è significativo che al Palladium in questi anni si siano realizzati progetti pluriennali: dal ciclo di conferenze/letture di Baricco, ai primi format di festival sulla Scienza e la Filosofia, le prove aperte e gli spettacoli di Emma Dante alla produzione di Biography Remix di Marina Abramovitch, fino alle più recenti esperienze di Teatri di Vetro (fiera mercato delle compagnie non sovvenzionate) e ZTLpro.

• Il teatro si propone come luogo di scambio culturale. Qual è lo scenario attuale e quali sono le opportunità per il futuro?
Lo scenario attuale è quello di un malessere generalizzato che si focalizza sulla riduzione delle risorse economiche pubbliche. In realtà questo problema, che pure esiste, nasconde la crisi di un modello teatrale come lo abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni. Istituzioni pubbliche e private rigide e chiuse che stancamente riproducono stagioni obsolete, dominate dagli scambi tra i teatri, poco aperte al rinnovamento generazionale (dei direttori e dei programmi), alla sfida del cambiamento, con modelli organizzativi poco flessibili e comunicazioni vecchie. Le opportunità sono offerte proprio da queste obsolescenze: per questo bisogna approfittare della crisi per innovare.

• Che tipo di pubblico frequenta solitamente il Palladium e quale desiderereste vedere seduto in sala?
Il 70% del nostro pubblico ha meno di 44 anni (dati customer survey Palladium stagione 2007, quelli 2008 sono in fase di elaborazione), ed il 48% ha meno di 34 anni. Già solo queste percentuali indicano una identità generazionale specifica ed originale. Vogliamo ampliare questa presenza giovanile e riuscire a far sentire a casa propria anche pubblici che normalmente non frequentano, per ragioni diverse, le sale di spettacolo cittadine.


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