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XISTER newsletter > Anno 2 > numero .19 > Marzo 2010
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"CURIOSITÀ DIGITALI"
INTERVISTA A RICHARD CASTELLI
Curatore d'arte
La genesi, lo sviluppo e la meta di un’esposizione che in termini di artisti in mostra, temi e linguaggi non ha equivalenti in Italia.
DigitaLife è l’esposizione che inaugura La Pelanda, lo spazio espositivo appena restaurato nell’area dell’ex Mattatoio, nel quartiere Testaccio di Roma.
E Richard Castelli, direttore artistico del percorso fatto di installazioni e proiezioni, ci racconta da dove arriva e in quale direzione va il suo progetto.
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CURIOSITÀ DIGITALI
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Dal 3 marzo al 2 maggio Roma ospita un’esposizione che ci ha incuriosito: DigitaLife, rassegna dedicata al futuro digitale e alle contaminazioni fra tecnologia, nuovi media ed espressioni artistiche contemporanee. A colpirci non è stata solo la trama che connette il lavoro dei 12 artisti in esposizione, tra i più innovativi del panorama mondiale contemporaneo.
L’evento espositivo dà il via alla programmazione del nuovo spazio pubblico per l’arte e la produzione culturale contemporanea La pelanda, restaurato per la città dal Comune di Roma nell’area del Mattatoio a Testaccio su progetto di Zone attive che ne ha seguito il recupero.
In questo spazio gli artisti invitati danno vita con i loro lavori a un percorso esperienziale inedito e unitario, scandito dal susseguirsi di installazioni e proiezioni video realizzate con strumenti tecnologici di ultima generazione, capace di mettere in luce una concezione avveniristica e multisensoriale dell’opera d’arte e di suggerire nuove modalità di coinvolgimento e partecipazione del pubblico. Lavori, tra l’altro, presentati per la prima volta in Italia, se non in anteprima europea o mondiale, o concepiti proprio per lo spazio de La pelanda.
Altro motivo per cui abbiamo scelto di parlare di DigitaLife è Fondazione Romaeuropa, che cura il progetto. Istituzione di respiro internazionale, proietta la sua costante ricerca e monitoraggio delle diverse forme di creatività italiana ed internazionale nel nuovo orizzonte digitale, in cui trova piena realizzazione l’incontro fra tecnologia e arte.
Per guardare DigitaLife dal punto di vista di chi le ha dato forma, abbiamo incontrato Richard Castelli, direttore artistico dell’evento. E qui riportiamo la nostra chiacchierata. Insieme ad alcuni dei lavori in mostra.
Enjoy.
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LIFE-FLUID INVISIBLE INAUDIBLE 2008 DI SAKAMOTO | TAKATANI
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DLife Fii (fluid, invisible, inaudible) è un’installazione multisensoriale, sintesi dell’incontro creativo fra il compositore giapponese Ryuichi Sakamoto ed il video artista Shiro Takatani attorno al tema della vita nel presente contemporaneo che pone al centro dell’attenzione artistica il contenuto di una fruizione atipica e molteplice di un lavoro finito, ma non immobile.
In uno spazio completamente buio 9 vasche quadrangolari di vetro trasparente in cui si alternano acqua e nebbie artificiali sono sospese sopra la testa degli spettatori, a 2 metri e 40 da terra. Filmati d’archivio, spezzoni di film, immagini, effetti di luce, suoni e parole danzano in ciascun cubo e pervadono l’ambiente. Il punto d’osservazione non è stabilito: lo spettacolo è in ogni singolo modulo, in ogni combinazione fra modulo e suono, nell’insieme installativo.
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ONDULATION 2002 DI McINTOSH | MADAN | HYNNINEN
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Ondulation è un momento di sospensione onirica, una installazione delicata per acqua, suoni ed immagini riflesse, una sorta di scultura in continuo divenire risultato del contributo e della sensibilità di tre figure artistiche di estrazione completamente differente.
Il risultato del delicato equilibrio ideato dai tre artisti è un’esperienza polisensoriale e materica che evolve e si ridefinisce col passare del tempo.
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M.O.M.
(Multi Oriented Mirror) 2003 | PARTOS
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Capace di performance estremamente particolari ed eterogenee, lo svedese Christian Partos, ripropone a Roma l’installazione M.O.M. (Multi Oriented Mirror) creata nel 2003.
L’acronimo M.O.M. nasconde e rivela al tempo stesso l’oggetto al centro della rappresentazione; utilizzando, infatti, come elementi minimi dell’immagine i riflessi prodotti da cinquemila specchi rifrangenti opportunamente illuminati e sistemati quasi fossero dei pixel oversize (Multi Oriented Mirror, per l’appunto), l’artista compone su una parete vuota il ritratto del volto della madre, venuta a mancare nel 1996. .
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MATRIX II 2000 | REDL |
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Matrix II è una delle tappe della riflessione sensibile sullo spazio e sull’approccio artistico alle nuove tecnologie che l’artista austriaco Erwin Redl sta conducendo attraverso gli allestimenti luminosi della serie “Matrix”.
Questi lavori propongono sia a livello bi che tri dimensionale il risultato del ragionamento spaziale e visivo dell’autore: una sorta di processo ingegneristico al contrario volto a tradurre l’estetica astratta del linguaggio virtuale e delle nuove tecnologie computerizzate in allestimento luminoso su larga scala.
guarda il video di DigitaLife photo credits: dillinger.it |
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