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XISTER newsletter > Anno 2 > numero .12 > Aprile 2009


"NELLA MENTE DEL MANAGER"
INTERVISTA A ANDREA ANDREUTTI

Director of Digital Services – Cheil Worldwide di Samsung.
Scelte coraggiose e immobilismo sono le risposte agli antipodi che, in questa particolare fase economica, animano i reparti marketing.

Il dubbio che arrovella le menti dei manager è più o meno lo stesso ovunque: aspettiamo che passi oppure ci inventiamo qualcosa per dare una scossa al sistema?

Andrea Andreutti, Director of Digital Services – Cheil Worldwide di Samsung, è per la seconda alternativa.
E mentre lo intervistiamo è lui a farci una domanda: “E se fosse il momento di rimettere in discussione quanto visto finora?”



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NELLA MENTE DEL MANAGER

Attorno a noi le aziende tentano di restare a galla: alcune rischiano inventando nuove forme di investimento, altre risparmiano fino all'ultimo centesimo, ma tutte sperano che la crisi passi al più presto. xister questo mese ha cercato una via di uscita, sposando una filosofia: la crisi non si cura riposando, si vince innovando. Non solo nel prodotto o nel marketing, ma nell’intero sistema azienda. Abbiamo ragionato su come innovare e lo abbiamo fatto parlandone anche con Andrea Andreutti.
Enjoy.

NOTTE AL MUSEO



Potrebbe essere la notte dei sogni di chi vive per l’arte. Svegliarsi in una stanza e restare senza parole, tra un Picasso e un Kandinski. La risposta alla crisi del Guggenheim sulla quinta avenue di New York è stata quella di spalancare le porte agli appassionati del bello con le tasche ancora piene. Qualche mese fa, infatti, il museo ha dato l’opportunità di passare una notte all’interno di una nuova istallazione d’arte contemporanea: «Revolving Hotel Room», una camera da letto girevole creata dall’artista belga Carsten Höller. Una notte da non dimenticare. Anche perché, durante le feste natalizie, il privilegio della visita museale in pigiama è costata fino a 800 euro.

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MANAGER IN AFFITTO

Non ci aveva mai convinti fino in fondo. Ma ora che le imprese tentano di scrollarsi di dosso qualche “peso”, il temporary management diventa un’opportunità anche in Italia. Di cosa si tratta? Non più manager assunti a tempo indeterminato. Ma manager di alto livello che, per un periodo di tempo definito, gestiscono un'impresa, una sua parte o un progetto, trovano il loro sostituto e se ne vanno. In Europa ha preso piede già da qualche anno come modello per gestire l’accelerazione del cambiamento e dell’innovazione nelle imprese. Ma neanche in Italia è un perfetto sconosciuto: “Manager in affitto” è il titolo di un manuale del 1997 edito dalla Franco Angeli.

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XISTER TELLING

Il Web 2.0 ha fatto nascere nel mondo del Social Media un modello comunicativo diverso, un nuovo modello basato sul racconto, antitetico e complementare al tradizionale modello basato sull’immagine, al quale necessariamente le aziende debbono adeguarsi per non trovarsi improvvisamente scavalcate, sul mercato dalla concorrenza e dai consumatori o, internamente, dai loro stessi dipendenti.
Questo modello contrappone alla vecchia idea di Brand Image, la nuova e moderna idea di Brand Story, cambiando strutturalmente l’ottica della comunicazione aziendale, sia interna che esterna. Emerge infatti una nuova tendenza del brand, quella di essere raccontato e non semplicemente mostrato, creando con il consumatore un legame che va al di là del singolo prodotto, del possesso di un bene in un arco di tempo definito, ma entra nell’ambito interiore del desiderio, del mito, dell’immaginario culturale individuale, creando un legame duraturo, in grado di reggere anche in un momento di crisi.
A maggior ragione, in un momento di contrazione oggettiva del mercato, legato a fenomeni esogeni, come la contrazione del credito, l’obiettivo di un brand, deve diventare la conservazione della propria quota di mercato, anche a fronte di una diminuzione di fatturato, e quindi la salvaguardia nel tempo del legame con quei consumatori, che oggi non comprano ma che torneranno a comprare di nuovo domani.
A quest’esigenza di conservazione dello share-of-mind risponde efficacemente lo storytelling.
La differenza sostanziale tra il racconto e l’immagine è data infatti dalla presenza di un io narrante (o una molteplicità di identità narranti come nel caso del Social Networking), che mette in gioco la sua personale reputazione. Il Web 2.0 si caratterizza per la presenza di questa figura attiva, che deve essere costruita e gestita anche all’interno delle aziende.

Già nel 1999, dieci anni fa il Cluetrain manifesto diceva che: I mercati online stanno cominciando a organizzarsi da soli molto più rapidamente delle aziende che tradizionalmente li rifornivano.
Grazie alla rete, i mercati stanno diventando più informati, più intelligenti e più esigenti rispetto alle qualità che invece mancano nella maggior parte delle aziende.

Se teniamo conto che l’audience Internet in Italia, misurato dal Web Barometer, ha raggiunto a gennaio 2009 i 22 milioni (pari al 53% della popolazione tra i 25-54 anni e al 41% di quella tra i 2-74 con 16 milioni di utilizzatori da casa e 6 milioni di utilizzatori dal lavoro) con un tempo medio di connessione che supera le 45 ore al mese e che quella dei Social Networks è di oltre 16 milioni (con Facebook e YouTube a farla da padrone con rispettivamente 11 e 9 milioni di utenti unici cresciuti in meno di un anno), di fronte a questa diffusione di massa del media, in costante e rapidissima crescita, il problema delle aziende diventa quasi quello di evitare che le conversazioni tra i propri dipendenti possano sfuggire loro di mano, iniziando a svilupparsi al di fuori dall’azienda.
Per gestire questo fenomeno è necessario che le aziende mettano a disposizione dei propri dipendenti media Web 2.0 dove sviluppare le proprie conversazioni. Le aziende devono iniziare a comunicare al loro interno utilizzando la stessa lingua utilizzata per l’esterno, il Web 2.0, per non trovarsi domani scavalcate dai loro stessi dipendenti in comunicazione con il mondo esterno.

Per affrontare il momento di crisi vogliamo proporre al mercato metodologie e soluzioni pensate ad hoc: vogliamo infatti provare ad aumentare il ROMI (Return On Marketing Investment) utilizzando le moderne tecniche comunicative di storytelling legate al Web 2.0 per intervenire anche nel campo della comunicazione interna, costruendo azioni di marketing sui dipendenti di un azienda, per promuovere, oggi più che mai, l’idea della cost reduction come motore per la gestione dell’emergenza legata alla crisi.
Infatti ogni 100 punti di aumento delle vendite producono sempre meno di 100 punti di incremento del margine, dovendo sottrarre i costi di produzione, di vendita e di struttura, ma ogni 100 punti di riduzione dei costi producono 100 punti netti di incremento del margine.
Accanto alle tematiche di cost reduction, crediamo sia fondamentale intervenire anche sulla tematica green avviando un dibattito interno che coinvolga tutti di dipendenti, predisponendo l’azienda e il suo Dna, fatto della cultura condivisa dei propri dipendenti, al mercato che verrà.

Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra, ma dalla linea d’arco che esse formano
[Italo Calvino]


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